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ANDREA CANGIALOSI

Vivo inesperto 

Cosa trionfa tra l’immaginazione e la realtà, scrutando lo sguardo di un altro da sé, fuori di sé?

La diagnosi di non ritorno o l’ipotesi di essere già in un oltre?

La solitudine al muro del vecchio uomo, fotografato da Andrea, sembra glaciale: acuita dal bianco-luce accecante che nemmeno riesce a scaldarlo ed è egli stesso che arde sentenza, che ansima, che urla muto, che recrimina come Sisifo al portar sempre lo stesso peso, alla stessa distanza, nei vari anfratti che tagliano cielo e terra, dello stesso luogo che segna, tutti i giorni, lo stesso scorrere del tempo. Bufalino definiva il suo untore: il vivo inesperto, con un passato da morto e gettato nell’esistenza.

C’è stata una colluttazione, tra il fotografo e questo ospite?

O è un artefizio, quell’occhio nero?  

Bersaglio e punctum che l’autore ci pone a quesito: è l’occhio vigile, profondo, ispettivo, mansueto e silente. E ci chiediamo, silentemente: «se non so la risposta, chi, di noi due, è il vivo esperto?»

Daniela Cappello