I cieli di Ballarò

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GERLANDO GIACCONE

I cieli di Ballarò

 

Mentre cammini gli odori, intensi, inebrianti, pungenti, ammalianti colpiscono dal basso. Ad altezza della vita si susseguono sarde, triglie, polpi, pesce spada, pesche, limoni, arance, ricotta, verdura olive, borse, borsette e cineserie varie.Lo sguardo è catturato poco più in alto della linea degli occhi. Una ripetizione continua di capretti allungati verso terra, un muro di salsicce pendenti. Un tocco di carne che sfiora i capelli.

Si ma il cielo?

Come è il cielo a Ballarò?

E che importa del cielo?

Perché a Ballarò i cieli sono tanti. Quello vero, atmosferico per capirci,  lo si trova a tratti, intrappolato in quell’altro cielo più basso, più intimo, rappresentato dalla rete di corde, tende, tendoni, cerate ora blu intenso, ora gialle, ora rosse, ora arancio che da via Ballarò ti conducono sino a corso Tukory, con brevissime soluzioni di continuità in una sorta di rua coperta di antica memoria.

È sotto questo cielo che scorre il sangue, che pulsa il mercato. Sotto questa velatura che nasce un’altra città.

I cieli di Ballarò è proprio una ricerca tra il sopra e il sotto di questo cielo vivo e fremente. A volte al limite tra le due dimensioni. Tra il sopra ed il sotto del velo. 

Consapevole di non riuscire a cogliere il vero né sopra, né sotto. Ma felice dell’illusione che crea. Come l’illusione di una foto creata da una istantanea riempita di colore.